Ferrara, 2007. È da queste coordinate che prende forma la storia dei Discordance, una band che nel corso degli anni ha attraversato differenti incarnazioni sonore, partendo da una miscela di Death Metal e Hardcore per arrivare progressivamente verso territori più complessi, tecnici e articolati.
Dopo In The Shadow Of Leave del 2017 e Vertex del 2021, il quartetto torna oggi con Viscere, un EP di cinque brani che, nonostante i suoi appena venti minuti di nuovo materiale, ha tutta l’aria di essere molto più di una semplice pubblicazione di passaggio. È una dichiarazione d’intenti, un assaggio della direzione che la band intende percorrere in futuro e, soprattutto, il risultato di una ritrovata stabilità nella line-up, composta dal batterista e unico membro fondatore rimasto Francesco Benvenuti, dal chitarrista Alessio “Gibo” Giberti, dal bassista Zeno Zucchelli e dal vocalist Francesco “Oxe” Sita.
Dopo anni segnati da numerosi cambi di formazione, sembra finalmente esserci quella continuità necessaria per trasformare esperienza e tecnica in una precisa identità. E Viscere arriva esattamente in questo momento, mostrando una formazione che non ha alcuna intenzione di rinnegare le proprie radici estreme, ma che allo stesso tempo sembra aver compreso come la brutalità, da sola, non sia più sufficiente. Il Death Metal rimane il cuore pulsante del progetto, ma viene sottoposto a un trattamento più sofisticato, nel quale blast-beat furiosi e riff estremamente tecnici convivono con passaggi raffinati, aperture più elaborate e improvvise variazioni di dinamica. La violenza è sempre presente, ma non viene mai lasciata completamente libera: viene controllata, modellata e utilizzata come elemento all’interno di una costruzione musicale più ambiziosa. Il risultato è un EP che colpisce frontalmente, ma che non si esaurisce nell’impatto immediato.
La forza dei Discordance risiede proprio nella capacità di mettere in equilibrio furia e ragionamento. Le chitarre costruiscono riff serrati, intricati e spesso chirurgici, mentre la batteria sostiene l’intero impianto con una precisione che permette alla band di muoversi attraverso blast-beat, accelerazioni improvvise e cambi di ritmo senza perdere coesione. Il basso contribuisce a dare profondità alla struttura, mentre la voce alterna growl e scream con la necessaria ferocia, mantenendo sempre una forte componente espressiva. Ma quello che realmente interessa non è la semplice dimostrazione di abilità tecnica. I Discordance utilizzano la tecnica per creare tensione, e questa distinzione è fondamentale.
Anche quando la musica sembra lanciarsi verso la massima velocità possibile, esiste sempre una precisa sensazione di controllo. I momenti più rabbiosi vengono intervallati da aperture nelle quali la composizione sembra quasi prendere fiato, soltanto per preparare una nuova esplosione. È un continuo gioco di pressione e rilascio che rende il materiale decisamente più interessante di un semplice assalto sonoro. “Bellezza” e “Stelle” rappresentano probabilmente i due esempi più significativi di questa filosofia. Sono composizioni che non si lasciano comprendere completamente al primo passaggio e che richiedono più ascolti per essere assimilate nelle loro numerose sfaccettature.
Riff, cambi di dinamica e soluzioni ritmiche si susseguono senza mai dare l’impressione di essere inseriti soltanto per mostrare quanto i musicisti siano tecnicamente preparati. Ogni variazione sembra avere un preciso scopo all’interno della struttura. Ed è qui che emerge la maturità del quartetto: la complessità non viene utilizzata come ornamento, ma come strumento narrativo. In un genere nel quale il rischio di trasformare il songwriting in una gara di velocità e precisione è sempre dietro l’angolo, i Discordance sembrano voler ricordare che anche il Death Metal più brutale può avere una propria grammatica, una propria dinamica e persino una propria forma di eleganza.
A rendere Viscere ancora più personale interviene poi una scelta tutt’altro che scontata: cantare in italiano. Non soltanto italiano, ma italiano utilizzato attraverso una scrittura poetica e fortemente evocativa. È una strada complessa, soprattutto quando viene applicata a un genere costruito su strutture ritmiche estremamente serrate. La nostra lingua possiede una metrica, un’accentazione e una musicalità molto differenti rispetto all’inglese, e adattarla a blast-beat, sincopi e riff spezzati richiede un notevole lavoro di equilibrio. Francesco “Oxe” Sita affronta la sfida alternando growl e scream e trasformando la voce in un ulteriore elemento dell’architettura musicale. Durante l’ascolto, tuttavia, la particolare intensità dell’interpretazione e la densità degli arrangiamenti rendono spesso difficile cogliere ogni singola parola. È soprattutto attraverso la lettura dei testi che questa scelta acquista il suo pieno significato. Le liriche sono intense, passionali e ricche di immagini, e mostrano un lato della band che rischierebbe di rimanere nascosto sotto la superficie brutale della musica.
In questo senso, Viscere diventa qualcosa di più di un semplice esercizio di Death Metal tecnico. Il titolo stesso richiama una dimensione profonda, organica, primordiale, qualcosa che proviene dall’interno e che non può essere facilmente razionalizzato. La musica sembra muoversi proprio in quella zona: rabbia, tensione, inquietudine e introspezione vengono trasformate in riff e ritmiche che scavano più che semplicemente colpire. L’italiano, quindi, non appare come una scelta decorativa o una stranezza stilistica, ma come un tentativo concreto di rafforzare l’identità del gruppo. In un panorama nel quale molte formazioni finiscono inevitabilmente per condividere sonorità e immaginari, utilizzare la propria lingua può diventare un elemento di riconoscibilità. E nel caso dei Discordance, il potenziale è evidente, soprattutto se questa componente lirica verrà ulteriormente sviluppata nei lavori futuri.
I cinque brani inediti durano complessivamente circa venti minuti, ma sarebbe riduttivo giudicare Viscere sulla semplice quantità di musica presente. Questo EP funziona soprattutto come una fotografia del presente e, contemporaneamente, come una finestra sul futuro. La ritrovata stabilità della formazione sembra aver permesso ai Discordance di acquisire una maggiore consapevolezza dei propri mezzi e, soprattutto, di capire quale direzione possa rendere il loro Death Metal più personale. Le radici Hardcore ed estreme non vengono cancellate, ma diventano fondamenta sulle quali costruire strutture più complesse e ricercate. L’impatto frontale rimane fondamentale, ma viene affiancato da una maggiore attenzione alle dinamiche, alle armonie e alla costruzione dei brani. Se questa formula verrà sviluppata su un album completo, potrebbe rappresentare il vero salto di qualità della band. L’unico elemento che tende a spezzare la continuità dell’EP è l’inserimento, come bonus track, del materiale proveniente da Unborn Disease, il primo EP dei Discordance, originariamente pubblicato nel 2009. La scelta, effettuata su pressione dell’etichetta, può certamente apparire discutibile dal punto di vista della struttura complessiva dell’uscita, perché tra quelle registrazioni e Viscere esiste un abisso temporale e soprattutto artistico.
Ma proprio quella distanza può trasformarsi in un elemento interessante per l’ascoltatore. Ascoltare Unborn Disease dopo il nuovo materiale permette infatti di misurare concretamente l’evoluzione compiuta dal gruppo. È quasi come aprire un vecchio archivio e mettere a confronto una fotografia degli inizi con quella di una band che oggi possiede una consapevolezza completamente diversa. Da questo punto di vista, le bonus track assumono un valore quasi documentaristico: mostrano da dove i Discordance sono partiti e quanto lontano siano arrivati. La differenza non è soltanto nella produzione o nella tecnica, ma soprattutto nell’approccio alla composizione e nella capacità di dare una forma precisa alle proprie idee.
Alla fine, Viscere lascia una sensazione molto precisa: quella di una band che sembra aver finalmente raggiunto un punto di equilibrio dopo un percorso lungo e tutt’altro che lineare. I Discordance non cercano più soltanto di essere pesanti, veloci o tecnici; cercano di trasformare queste caratteristiche in un linguaggio personale. Blast-beat, riff complessi, growl, scream e violenza sonora convivono con momenti più raffinati, aperture controllate e una scrittura lirica che introduce una dimensione emotiva decisamente più profonda. È proprio questa combinazione a rendere l’EP interessante e, soprattutto, a far pensare che possa rappresentare l’inizio di una fase nuova. Non tutto viene necessariamente rivelato al primo ascolto, e in questo senso Viscere è un lavoro che beneficia della ripetizione.
Alcuni passaggi acquistano significato soltanto quando si inizia a riconoscere la struttura che li sostiene, mentre i testi meritano di essere letti per comprendere fino in fondo ciò che la voce tende a nascondere dietro la propria aggressività. Il vero banco di prova sarà naturalmente il prossimo lavoro sulla lunga distanza: sarà lì che i Discordance dovranno dimostrare se le intuizioni di questi cinque brani possono trasformarsi in una visione completa e coerente. Ma le premesse sono decisamente incoraggianti. Viscere non è un punto d’arrivo, bensì un segnale. Il segnale di una band che, dopo anni di cambiamenti, sembra finalmente sapere dove vuole andare. E se questa nuova direzione verrà sviluppata con la stessa determinazione, il prossimo capitolo potrebbe portare i Discordance molto più lontano. Perché la tecnica può impressionare, la velocità può travolgere e la brutalità può lasciare il segno sulla pelle, ma è la personalità quella che rimane davvero. Con Viscere, i Discordance iniziano finalmente a mostrarne una tutta loro.
